venerdì 5 settembre 2014

M'ingannò il tuo sguardo di_verso.




Aveva l'odore di un giorno di pioggia che sa di autunno e di more,
una mano nei capelli, distratta, fugace, ferma nel ricordo di un soffio di fiato, 
sospiro e morsa di un tempo divorato dal tempo.
In_coscienza e riparo del cuore.



Aveva parole e versi con i giorni contati.
Sciacalli del cuore a braccargli i sogni, a rubargli le rime.
Aveva lacrime interrotte dalle paure, 
singhiozzi soffocati dalla rabbia,
angoli tesi di labbra in cui nascondeva spicchi di sole.

Si guardava intorno, con le mani nelle mani, 
con l'anima sgualcita e la pelle spiegazzata,
fra i dubbi e i fogli bianchi pieni di ansia.
Non aveva cielo nè stelle.
Solo vento e pioggia a mordergli la faccia.
Non aveva casa. 
Isole panchine e giornali. Finestre di cartone.

Non aveva più un credo né un dio. 
Non conosceva salvezza o redenzione, nessuna remissione dei peccati.
Una vita svitata. Come la sua testa.
Granelli di sabbia nei piedi nudi a segnare chilometri di strada bruciata. 
Percorsi sbagliati. Incroci fatali.
Sorpassi azzardati. 

Chiudeva gli occhi, lui. Anelava il sonno.
Faceva l'amore col sonno. 
Dormire lo teneva in vita e lo faceva morire. 
E, forse, era l'unica cosa che riusciva ancora a farlo sognare. 

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