giovedì 30 luglio 2015

Vision





Se bastasse una stilla di luce
a formare una stella,
In questo stallo di pensieri
in doppia fila,
la mia stalla parrebbe una reggia.

Aภу๓๏г

sabato 25 luglio 2015

Vive la vie!


Oggi faccio outing.
Cerco di "realizzare" mentalmente cosa si muove nell'encefalo della gente.
Negli anni, credo ci sia stata una degenerazione collettiva e diffusa sull'utilizzo della massa cerebrale, sull'utilizzo della ragione e del buonsenso.
Un astio e un'invidia che rigurgitano in silenzio, per poi esplodere in un vomito violento e spietato, un'espulsione della loro stessa intossicazione, della loro bile avvelenata e rabbiosa. La causa può essere il caldo? No.
Credo che c'entri qualcosa Chernobyl. Si. Altrimenti questa dissociazione mentale non si spiega. 29 anni fa gli esseri umani, parevano tali.
Non sono solo aumentati i tumori fisici, ma, sono aumentate, soprattutto, le neoplasie del cuore e della mente, il cancro dell'anima.
O forse è colpa delle onde elettromagnetiche dei telefonini?
Proprio così: è colpa delle radiazioni dei cellulari e degli altri gingilli hi-tech se le api perdono l'orientamento e non sanno più dove devono andare per svolgere il loro compito di impollinatici. Non potrebbe essere capitato anche a noi? Schegge impazzite e disorientate a cercare capri espiatori per i nostri fallimenti. Un'epoca dove il contatto umano epidermico si sta perdendo, un'era in cui viviamo di immagini e di piccole istantanee, di avanzi e di indecisioni. Di abusi e di illeciti. Un'epoca in cui il sesso si fa virtualmente, sbavando di fronte a effigi e incarnazioni di corpi che non avremo mai. Di simulacri ritoccati con photoshop, irreali quanto la vostra assurda immaginazione. E' un dato di fatto, se l'essere umano non riesce ad avere alcuno sfogo sessuale, sarà vittima di frustrazioni. Quindi, nel tempo, coverà rabbia e rancore, avversione e ruggine. Nel migliore dei casi odierà le persone che ammira, in silenzio, con le quali tenterà un approccio comunque amichevole, questo durerà per un periodo di tempo variabile, che servirà per alimentare la sua dose di avversione e disprezzo, fino a sfociare nell'esplosione di perfidia di cui parlavo prima. Nel peggiore dei casi diventerà uno stupratore, ma qui, ci sarebbe molto da dire e, non è questo il post(o) giusto.
Ricordatevi che molti individui (che paiono ordinari, comuni), non arrivano a commettere atti illegali e immorali, semplicemente perché, per cultura, vivono di parvenza, di facciata e, hanno paura, paura di andare in prigione, paura di essere additati e condannati, paura di finire sui giornali. Eccetera.
E, questo il più delle volte ci salva! Cazzo.
Quello che più incute sgomento, è avere la quasi certezza che molti di noi potrebbero davvero essere e/o diventare dei feroci serial killer, degni di avere un curriculum paragonabile a Richard Ramirez o a Gary Ridgway. Eccetera.
Gente con cui conviviamo giorno per giorno. Che ci sorride, che ci porge la mano, che ci chiede come stiamo.
E, non parlatemi di bipolarità e malattie mentali. Bipolari lo siamo un po' tutti.
Non troviamo sempre giustificazioni all'indifendibile.
Facebook è un mondo fantastico, e non inteso come bellissimo e straordinario, ma, inteso come irreale, chimerico. Fasullo.
Uno spazio dove la gente sa nascondersi, fingere, simulare.
Uno spazio dove è facile fraintendere, distorcere.
Uno spazio dove ci si può inventare tutto ciò che non siamo nella realtà:
poeti, artisti, single, donne maliarde, gatte morte e playboy.
Gente che non ha esistenza, se non su un social network.
Ma, comunque, prima o dopo, parvenza o sostanza, verità o menzogna, il vostro io, quello vero, verrà a galla.
Prima o dopo farete l'errore fatale.
Tra lo stupore e l'indignazione di alcuni e la perorazione e la tutela di altri, voi farete il passo falso.
E quelli autentici faranno l'amore, quello vero. Come hanno sempre fatto.
Nella loro vita vera.
Vive la vie!

venerdì 24 luglio 2015

Flashback

Leggerai di me
Come un libro aperto
Dei miei voli sul mare d'inverno
Su isole sperdute
E tra(...)monti rossi

Non ho le stagioni
Se non quelle del cuore
E, venti freddi in piena estate
Che mi seccano le mani
E i soli caldi in dicembre
a scaldarmi le labbra.
Ho paure sepolte
Asettiche impressioni
Rimpianti nessuno.
(Bi)sogni che alimento.
Ho ricordi invecchiati
Come rughe sul mento
Ho sorrisi us(ur)ati
Da un tempo traditore.
Ho notti di luna piena
fra le corde dei sensi e
pagine bianche ancora da scrivere,
tra gli spazi chiusi e le parentesi aperte.
Ho parole che aspettano
un treno senza speranza
alla stazione del silenzio.
Una ricevuta di ritorno fra le mani
di una lettera mai letta,
un po' di fiato sul collo,
e qualche sospiro di sollievo.
Flashback.

Aภу๓๏г

lunedì 13 luglio 2015

Mi avevi già convinto al ciao.



A chi non è capitato, prima o poi, quel momento in cui nella propria vita - per motivi professionali e/o affettivi - di ritrovarsi fra le grinfie di esseri pseudo antropici che ti spalancano le braccia, con un sorriso sfondato, proferendo frasi serafiche del tipo:
"Da questo momento fai parte di una grande famiglia (...)".
Ecco. E' proprio in quel preciso istante che ti sei appena fottuto.
Da bravi imbonitori, ti magnificheranno per le tue doti innate, per la tua sensibilità e/o per la tua professionalità e serietà, ammaestrandoti come un cucciolo.
E, siccome sarai “uno di famiglia”, il tuo sarà – per forza di cose – un processo di doppio riguardo, sia in condizioni economiche nonché di riuscita, in parole "povere", costerai meno e renderai più di un qualunque sconosciuto e, la cosa più assurda è che, inizialmente, ti sentirai pago, esaudito, quasi - ho detto quasi - soddisfatto.
Inizialmente, sì.
Capirai col tempo (breve), che il cucciolo si trasformerà in un asino.
Che il "capo famiglia" comincerà ad usare il bastone e la carota, alternando le due cose, confondendoti.
Comprenderai (senza l'ausilio di uno psicologo ma con l'ennesima astratta visione), che le sue priorità scavalcano qualunque cosa e/o persona, che sei a debito di diritti ma, a credito di rogazioni.
Che sei sprovvisto del potere di lamentarti o di protestare, che non puoi opporti, dissentire o insorgere perché diventeresti cattivo e senza cuore.
Che le sue chiamate, dapprima insistenti e continue, diverranno sempre più intermittenti, che le scappellate sono andate in esaurimento scorta, che le pretese, le domande e le rivendicazioni, supereranno tutti i record da guiness dei primati.
Ti farai sorprendere, come un temporale estivo, dal disorientamento e dall'incredulità.
Scoprirai che il disturbo bipolare è più diffuso di quanto tu potessi immaginare e che ne sono affetti milioni di persone, soprattutto quella categoria che vuole dare di se un'impressione sempre impeccabile.
Dovevi capirlo prima. Eppure, una lieve percezione l'hai sempre captata, annusata. Troppo facile. Troppo bello. Troppo surreale.
La fregatura doveva esserci. La colpa è tua che hai voluto crederci.
Come ogni "buona" famiglia che si rispetti, dovevi aspettarti i parenti serpenti. Quelli che non mancano mai. Gli onnipresenti.
La realtà è che tu non hai bisogno di "loro" e "loro" non ha bisogno di te, hanno bisogno di te come strumento.
Dovevi aspettarti la simulazione, il conformismo, la boria. La commedia.
Come ogni "buona" famiglia che si rispetti, dovevi aspettarti di tutto. Anche l'abbandono, la sconfessione, il rinnegamento.
Dovevi aspettarti il fraintendimento delle parole. L'essere pseudo antropico non ti ha mai promesso nulla.
Tu hai distorto la realtà, i fatti. Per convenienza. (Tu).
Cose che non hai capito o hai male interpretato. Problema tuo. Mica suo.
Quando e se ci bisticcerai (e ci bisticcerai), "il capo famiglia" in questione, ti
rimbrotterà gravemente sul tuo atteggiamento aggressivo nei suoi confronti, rinfacciandoti quanto lui/lei ha fatto per te (un cazzo, a dirla tutta), biasimandoti per la tua ingratitudine e per il tuo inammissibile "voltafaccia".
La verità è che ti ha usato, preso allegramente per il culo, soggiogato, spremuto, spolpato, pelato, svuotato, esaurito, imbrogliato e, lo ha fatto con la consapevolezza di farlo. La tua unica colpa è di averglielo concesso.
Tra le mani e le corde vocali, ti rimane solo un'ultima cosa da fare, vomitargli addosso un dignitoso quanto liberatorio, enorme:
"V A F F A N C U L O".
L'immensità è una notte di luglio incartata di stelle e piena di nostalgia. Un fiocco di luna a stringerla che pare, qui dal basso, un piccolo filo di speranza.



Scelte: istruzioni per l'uso.





La scelta: l'attimo di silenzio prima di urlare. Un momento di raccoglimento, uno sguardo all'orizzonte. Un ultimo bicchiere di vino.

L'ultima sigaretta prima di andare a letto. O dopo esserci stati.
La scelta è l'inevitabile primo passo di danza che inizia a muovere il corpo. Un processo, inizialmente timido e riservato, un ballo sfrenato e liberatorio, poi.
La scelta è la costante della nostra vita, fra le mille incostanti probabilità e gli imprevisti, fra smorfie e sorrisi, fra cose e persone.
Fra l'inizio e la fine.
Facciamo continue scelte ogni giorno, tra le cose del quotidiano, tra gli impegni e le ore di lavoro, tra i dubbi e le certezze.
Facciamo scelte per amore.
Scegliamo come vestirci, cosa mangiare, come pettinarci, come spendere i nostri soldi, cosa è meglio per i nostri figli...
A volte sono scelte obbligate, altre volte sono fortemente volute. Altre volte ancora sono scelte dettate dall'istinto. A volte giuste, a volte sbagliate. Spesso sofferte.
Le scelte si pagano. Quando sono scelte importanti. Non ci sono saldi di stagione.
Si pagano e basta.
Poi ci sono le scelte di convenienza.
Quelle appartengono ad una categoria di esseri um(ani) per me (inde)finita, quelli che non sanno (non vogliono) prendere una posizione, che si spostano in direzione del vento, che non sanno difendere un ideale, uno straccio di principio o, semplicemente, che non hanno un minimo di coerenza.
Persone che non metterebbero i piedi dove altri ci hanno (ri)messo la testa.
Le scelte sono necessarie. Vitali e letali allo stesso tempo.
Sono il marchio della persona che sei.
Sono i chilometri che hai percorso.
Sono il timbro della tua voce. Lo spazio fra i tuoi pensieri.
Sono la compagnia in una notte solitaria e afosa. Sono l'incontro con la realtà.
Sono dolore e gioia. Prigione e libertà.
Ilarità e agonia. Forza e debolezza.
Volontà e apatia. Pianto e risata.
Sono gli anni che ti porti addosso. I paradossi della tua esistenza.
Sono il tuo sguardo. La tua bussola.
I tuoi sensi. La tua vera identità.
Dietro ogni scelta ci sei tu.
Presente. Passato. Futuro.
Life.

Aภу๓๏г