mercoledì 19 gennaio 2011

Il significato di Dignità, Sincerità e Sensibilità.

Quando si vive in termini di sopravvivenza, viene attribuito significato al comportamento e agli oggetti che favoriscono la sopravvivenza, come essere buono, essere forte, avere potere ecc. Dato che la natura stessa della mente umana è alla ricerca di significato, gli individui che sono orientati verso la gioia trovano il significato in atteggiamenti e comportamenti che promuovono la gioia. Quindi, io attribuisco significato ad atteggiamenti come dignità, sincerità e sensibilità. Tendo ad agire in modo da potermi sentire orgoglioso di me stesso e tendo a evitare ogni azione che possa farmi provare vergogna o sensi di colpa. La dignità deriva dal sentimento di poter andare a testa alta e guardare gli altri negli occhi. La sincerità è una virtù, ma è anche un'espressione di rispetto per la propria integrità. Quando si dice una bugia, la personalità è scissa. Il corpo conosce la verità che le nostre parole negano. Questa scissione è una condizione molto penosa e si giustifica solo quando dire la verità produrrebbe una seria minaccia alla vita o all'integrità dell'individuo. Molte persone mentono senza sentire alcuna sofferenza, ma ciò denota che non sono in contatto con il loro corpo e sono insensibili ai propri sentimenti.

La sensibilità è la qualità di una persona pienamente viva. Quando ci rendiamo indifferenti, perdiamo la nostra sensibilità. Perciò i bambini sono gli individui più sensibili che conosciamo. Dobbiamo essere sensibili agli altri, ma anche a noi stessi. Se non siamo sensibili verso noi stessi, non possiamo esserlo neanche verso gli altri. Il problema è che una persona insensibile non ha consapevolezza della propria mancanza di sensibilità. Non parlo di uno stato di attenzione, che è solo un aumento di tensione. La sensibilità è la capacità di cogliere le sottili sfumature espressive associate alla vita umana e non umana. Tale sensibilità dipende dalla pacificazione interiore che deriva dalla mancanza di lotta e di sforzo. Questi sono i valori che danno un vero significato alla vita, perché sono le qualità che promuovono la gioia.

(Tratto da: Arrendersi al Corpo Alexander Lowen cap. Passione, sesso e gioia. , 1994 Astrolabio)


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La parola a Me:

Nella mia poca esperienza di Donna e di Madre, ho conosciuto altrettante Donne e Madri, alcune con una forte identità, integrità morale e una dignità preminente, dotate di un orgoglio viscerale e, altre, prive di personalità (all'apparenza, certo, donne vincenti, forti, anche carismatiche, se vogliamo), ma con una dignità marginale, accessoria. Prive di orgoglio. Senza amor proprio.

Per la prima categoria di Donne, c'è poco da dire, donne che combattono ogni avversità senza un lamento, un grido di dolore, se non nella loro velata intimità, Donne che non si perdono d'animo se son rimaste sole, Donne che non si "appiccicano" ad un uomo come sanguisuga, mantenendo intatta la loro individualità, senza avvizzire, dopo che sono state estromesse dalla loro vita. Donne che vanno avanti, che non si guardano mai indietro e riaprono varchi di speranza, credendo ancora, nonostante tutto. Madri uniche nella loro totalità. Madri e Donne esemplari. Perfette nella loro eterna imperfezione. Giudicate continuamente, dal perbenismo e dall'ipocrisia, perché la loro risposta al dolore è un sorriso perpetuo, non conoscono il significato della parola "compiangersi". E, camminano, fiere pantere nel mondo, a testa alta.

La seconda categoria di donne... Beh... Per me, un enorme punto interrogativo sospeso nel vuoto.
Ultimamente ne ho conosciute, con mio grande rincrescimento.
Un buco nero. 
Ho scoperto che "esistono", ben celate con la loro esteriorità costruita a puntino, sicure, decise, ostinate. Finte pudiche virtuose, false incorrotte, amorali. Pur di ottenere ciò che ritengono di loro proprietà, ordiscono, complottano e cospirano nell'ombra sudicia della loro parvenza. Complici di trame all'insegna di soap-opera, si ridicolizzano lagnandosi con tutti del loro dolore di donna sedotta e abbandonata, facendosi compatire. Godono.
Si reputano donne "sventurate", povere infelici mal riuscite, una vita avversa e infausta si è abbattuta su di loro, negandogli il "diritto" alla agognata serenità.
Si arrogano, persino, il diritto di "tenersi" un uomo vicino, pur avendo coscienza di non essere più amate, "tollerando" anche l'eventualità di "accettare" che lui frequenti, simultaneamente, "quell'altra".
Si sentono vessate, povere ancelle sconsolate, da questa Donna, che, forse, più di loro, ha saputo, con la sostanza e non con la sembianza, entrare nel cuore di quell'uomo, semplicemente, senza abbagli, nè artifici.
Eppure, si parla addirittura di PLAGIO. (Quando si rimane a corto di argomenti...Eh...!)

Ebbene, queste donne, e/o queste madri, queste ex tormentate, queste martiri, non conoscono il senso della Dignità, della Decenza, della Rispettabilità, della Fierezza, della Stima, della Moralità.
Pupille dei disadattati, vivono in simbiosi con la maldicenza e la calunnia. Il loro sorriso è beffardo e velenoso, sono serpi che si insediano, viscide, subdole. Sono lagne che camminano, senza orgoglio, frustrate e, insaziabili di pietà e commiserazione. Statiche, vivono nel loro passato, incuranti del presente, proiettano le loro depressioni nel futuro. Non vivono. Vegetano.

"A tutte quelle Donne che si sono sentite parte in causa: non avete sbagliato per niente, questo messaggio era proprio per voi!"

P.S. Con la consapevolezza che, ognuno di Noi, sappia riconoscersi nella giusta "categoria"...Ma... ne dubito alquanto!



Anymor alias Romina Tondo